5 set 2011

Da Novi Matajur

Il sindaco di Taipana Berra sulla ‘prima’ manovra economica del governo
NON SI RISPARMIA TAGLIANDO I PICCOLI COMUNI 

Si è discusso molto nelle ultime due settimane di agosto sui provvedimenti contenuti nella "prima versione" della manovra economica varata dal Consiglio dei Ministri. Molti dei provvedimenti contenuti nel decreto-legge, però, saranno radicalmente modificati nel corso dell'iter parlamentare dagli emendamenti della stessa maggioranza Pdl-Lega.
Stando a ciò che si apprende, nel momento in cui scriviamo, una delle norme che verrebbero cancellate nella "nuova" manovra è quella del ‘taglio’ dei piccoli Comuni che aveva già suscitato una protesta bipartisan di molti dei sindaci dei comuni interessati.
Nella sua forma originale il provvedimento avrebbe determinato la "chiusura" dei municipi di tutti i comuni con meno di mille residenti; sarebbe rimasto solo il Sindaco – senza Giunta nè Consiglio – con competenze che non sono mai state chiarite. Il colpo d'accetta del Governo avrebbe colpito molti dei comuni – tutti collocati nella fascia montana – delle Valli del Torre e del Natisone. Tra questi anche il comune di Taipana (700 abitanti al 1. gennaio 2010).
«Non si può pensare di ridurre i costi della politica tagliando i piccoli comuni» aveva dichiarato il primo cittadino di Taipana Elio Berra. «Tutta l'amministrazione comunale di Tapiana, Sindaco, Giunta e Consiglio - ha spiegato Berra - è costata allo Stato, nel 2010, 35.287 euro, addirittura meno di quanto percepisce in un anno un solo dipendente comunale; questa somma si potrebbe certo anche ridurre, e cercheremo di farlo, ma sicuramente si possono citare casi di costi molto maggiori, tra mille possibili (e con tutto il rispetto dovuto) si potrebbe esaminare ad esempio quanto costano i sette assessori esterni della nostra Giunta regionale: l'importo complessivo è di circa 945 mila euro all’anno, pari, quindi, a quello di almeno 26 amministrazioni comunali come la nostra. Sempre restando alla nostra regione, poi, sono convinto dell’inutilità di vari enti, consorzi, ecc. sui quali sicuramente si possono risparmiare milioni di euro. Pensare di risolvere i problemi delle casse dello Stato eliminando i piccoli comuni mi pare francamente una idea balzana, si vuole risparmiare dove c’è poco da risparmiare, senza intervenire dove gli sprechi sono evidenti ed i risparmi potrebbero essere ben maggiori.
Con la cancellazione delle piccole municipalità – ha proseguito il Sindaco – si penalizzerebbe ulteriormente la montagna; sembra la conclusione di una strategia iniziata circa 10 anni fa con la prima sopressione delle Comunità Montane, con commissariamenti vari ed ancora in corso, costi esorbitanti e nessun risultato concreto.
Non è vero poi che se, come prospettato da qualcuno in questi giorni, i comuni di montagna venissero uniti a quelli della pianura si potrebbe produrre un qualche vantaggio per la parte più debole. Basti osservare – ha precisato Berra – i nostri vicini comuni “ricchi” di pianura: anche alcuni di questi hanno frazioni in montagna, paesi che si trovano a pochi minuti di macchina dai rispettivi capoluoghi ma non mi pare che questi paesi siano molto abitati, vitali. In qualche caso sembra di trovarsi nelle nostre frazioni più emarginate, anche per la qualità delle infrastrutture. Ebbene, se quei comuni ricchi finora non hanno provveduto allo sviluppo neppure delle loro frazioni povere, come può sembrare realistico che si facciano carico dei nostri problemi?
Il Municipio come la Chiesa o l'ufficio postale, sono servizi essenziali per lo sviluppo della comunità – ha concluso Berra – se, poi, fosse necessario aggregare gli enti bisogna che si uniscano territori omogenei, nel nostro caso quindi montani, che condividano le stesse difficoltà: solo in questo modo sarebbe possibile lottare per affermare i propri diritti».
Nel momento in cui Elio Berra rilasciava queste dichiarazioni, non era ancora stata annunciata ufficialmente la retromarcia della maggioranza di Governo sull'abolizione dei Comuni con meno di mille abitanti (si parla comunque di una riduzione del numero dei consiglieri che dovrebbero anche rinunciare al gettone di presenza, nonchè dell'obbligo di unificare i sevizi). Probabilmente sulla riformulazione del provvedimento avrà inciso anche la protesta dei sindaci.
Tuttavia, ci pare di poter affermare, che il progetto originale del Governo ha avuto almeno il merito (non voluto) di accendere per un attimo i riflettori sulla realtà  dei piccoli comuni di montagna mai così al centro del dibattito politico nazionale come in queste ultime settimane. L'auspicio dunque per quanti vivono quotidianamente queste realtà (che nelle Valli del Natisone e del Torre sono la norma) è che la politica sappia dare risposte concrete (che non prevedano la soppressione degli enti) ai problemi strutturali delle comunità di montagna che devono lottare quotidianamente per la sopravvivenza.

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